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Conclusioni
Benché nella loro fase progettuale e di avvio l’unico elemento comune
alle istituzioni della Compagnia di San Paolo rivolte alle donne appaia la tu-
tela dell’onore femminile, il loro funzionamento quotidiano presenta un qua-
dro ben più ampio di caratteri condivisi, che vennero via via ad affermarsi e a
prevalere sulle specificità iniziali. Queste trasformazioni si presentano come
il risultato di un complesso intreccio di elementi: gli orientamenti istituzionali,
le strategie individuali e famigliari di benefattori e destinatarie dell’assisten-
za, i condizionamenti politici e le relazioni di potere che caratterizzarono il
tessuto sociale urbano. Al di sopra di tutti, domina una crescente identifica-
zione degli indirizzi istituzionali con i bisogni di un ceto medio-alto, costituito
prevalentemente di esercenti le professioni liberali e di impiegati nella pub-
blica amministrazione, soprattutto di formazione giuridica. Poiché a tale
gruppo risulta riconducibile anche una parte significativa dei Sanpaolini, pos-
siamo leggere in questo orientamento la manifestazione di un crescente spiri-
to corporativo. Uno dei segnali più evidenti di questa tendenza è rappresen-
tato dalla creazione da parte delle opere di piazze pensionarie, che divengono
vieppiù maggioritarie e implicano dunque l’ammissione di un buon numero
di donne le cui famiglie erano in grado di pagare una pensione.Anche quando
la pensione è pagata da un fideiussore esterno alla famiglia, la sua presenza
indica comunque che le assistite in questione avevano protettori benestanti e
influenti ed erano dunque parte di reti di
patronage
da cui erano generalmen-
te esclusi coloro che vivevano in condizioni di reale indigenza. Se al Soccorso
e al Deposito l’attenzione verso il ceto medio-alto non appare ancora così
specifica nel corso del Seicento, dalla metà del Settecento essa diviene un trat-
to saliente del loro operato. Nemmeno l’Opera delle forzate sfugge a questo
trend
.
I confratelli opposero una forte resistenza già al progetto iniziale, dicen-
dosi perplessi di doversi occupare di donne che definivano incorreggibili e nei
confronti delle quali ritenevano infruttuosa ogni azione rieducativa. Quando,
dopo la fondazione dell’Opera del Martinetto, riuscirono ad affrancarsi dalle
imposizioni regie, riorientarono il loro intervento verso donne provenienti dal
ceto medio e ripensarono le Forzate come istituzione che poteva rispondere
all’esigenza di un ricovero per malmaritate e donne sole di civile condizione.
Nel contesto torinese settecentesco, il perseguimento da parte delle
singole istituzioni di una carità sempre più circoscritta al gruppo sociale di
provenienza dei fondatori non fu una prerogativa isolata della Compagnia di