138
avuto diritto a una fetta di formaggio. Solo quando tutte avevano terminato
il pasto, il suono del campanello dava il permesso di alzarsi da tavola, e se-
guiva la ricreazione. Quest’ultima, al Soccorso avveniva nel refettorio e nel
laboratorio in inverno, nel giardino e nei corridoi del pian terreno, in estate.
Ancora nel 1793 sappiamo che le figlie erano tenute «in così rigoroso conte-
gno, che le discepole d’una maestra non
potevano
parlare e conversare con
quelle dell’altra» e solo nel luglio di quell’anno fu concesso di trascorrere il
tempo della ricreazione tutte insieme con la libertà di trattenersi a conversa-
re con chi desiderassero
239
.
Nel tempo della ricreazione, coloro che avevano
letto e servito consumavano il pasto insieme alla governante, che procedeva
poi, con la figlia di turno, al riordino del refettorio e della cucina. Già nel 1697
tuttavia, l’impegno della figlia che assisteva a turno per una settimana la serva
fu limitato al servizio in cucina, mentre per il pasto fu disposto che raggiun-
gesse le altre in refettorio e che fosse trattata come loro
240
.
Ma pure questo
impegno col tempo venne disatteso. A metà Settecento infatti, le serve erano
due e sappiamo che «le figlie ne’ vanno in cucina a veder ciò che si fa, senza in
questa impiegarsi in cosa alcuna; non si aiutano per torno, né per torno lava-
no gli utensili, come resta prescritto». La giustificazione adottata per questo
cambiamento è che in passato «molto minore era il numero delle ricoverate,
e che in oggi sia di molto cresciuto, talché non possano supplire ad una tanta
fatica, qual si chiederebbe per servirle»
241
.
Il conte San Martino di Agliè, ret-
tore della Compagnia di San Paolo nel 1775, nel tentativo di ripristinare la
partecipazione delle figlie ai lavori in cucina osservò che
l’essersi aumentato il numero delle ricoverate, altro non può importare che l’au-
mento del numero di quelle, che per turno destinare si debbono alla cucina, e
crescendosi il numero di queste, non mai eccedersi la loro fatica quella di prima;
e se altre volte bastava a cagion d’esempio per dieci ricoverate la destinazione
d’una sola alla cucina, in oggi non sarà mai accresciuta la fatica, se per ottanta se
ne destinassero otto per torno alla cucina, essendovi la stessa proporzione d’uno
a dieci, come di otto a ottanta. Così facendosi si risparmiarebbe all’opera la spesa
delle serve alla quale in avanti non soccombeva
242
.
239
ASSP, I,
Socc.
,
Ordinati
, 251;
CSP
,
Repertori degli ordinati,
27,
s.v.
«
Soccorso», «Provve-
dimenti da mettersi in pratica nella casa del Soccorso in tempo di ricreazione», 21 luglio 1793.
240
ASSP, I,
Socc.
,
Ordinati
, 251,
ordinato del 22 dicembre 1697;
CSP
,
Repertori dei lasciti
,
163,
s.v.
«
Soccorso»;
Repertori degli ordinati
, 27.
241
ASSP, I,
CSP
,
Lasciti
, 91,
fasc. 81/9.
242
Ibidem.