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Ma l’impiego delle internate nelle faccende domestiche non era deter-
minato solo da esigenze pratiche, ma anche educative. Come spiega il San
Martino, infatti,
non più tenderebbe al servizio dell’Opera, ma al particolare loro insegnamento;
non si tratterebbe di far ad esse fare tutta la fatica, ma solo di addestrarle, ed ac-
costumarle a famiglianti usi, e lavori; il grosso per dir così si farebbe dalle serve, e
le figlie soltanto vi si adoprerebbero per una parte, tantoché potessero anch’esse
rendersi pratiche
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.
Insieme alla trasmissione di un modello di comportamento basato
sull’umiltà, l’educazione ai lavori domestici era infatti la funzione educativa
principale che le opere svolgevano.
Nei regolamenti c’è molta attenzione anche per la pulizia del refettorio
e delle stoviglie, si precisa che i bicchieri dovevano essere di vetro e non di
terra «per maggior nettezza», che le tavole dovevano essere «nette e pulite»
e tovaglie e «mantili netti e bianchi», il locale doveva essere scopato ogni
giorno e quando non si era a tavola le finestre dovevano essere sempre aperte
per evitare il formarsi di cattivi odori. La stessa meticolosità era richiesta al
mattino alla governante, alle aiutanti di turno nella pulizia del dormitorio del
Soccorso, e alle internate del Deposito e delle Forzate nella pulizia delle pro-
prie camere. In origine infatti, mentre al Soccorso c’era un dormitorio comu-
ne, in cui dormiva anche la Madre e dal quale erano separate solo le inferme
gravi, nelle case del Deposito e delle Forzate la zona dormitorio era costituita
da camere singole, o di ridotte dimensioni – un dato che è da collegare alle
differenze iniziali tra le opere e che testimonia come le donne del Deposito e
delle Forzate fossero ritenute maggiormente bisognose di controllo. Tuttavia,
il fatto che le ricoverate non fossero recluse nelle camere, finì per rendere più
difficile l’azione di controllo da parte delle maestre nella notte, oltre che pre-
sentare l’inconveniente di richiedere un maggior consumo di lumi e di brace
per scaldare i letti
244
.
Conclusa la ricreazione, i regolamenti delle Convertite prevedevano
nuovamente mezz’ora di preghiera in cappella prima della ripresa del lavo-
ro, che sarebbe proseguito fino alle sette d’estate e alle otto d’inverno. Sino
a metà Settecento sappiamo che al Deposito il laboratorio si trovava nello
stesso locale usato come refettorio. La divisione della stanza in due parti fu
243
Ibidem
.
244
ASCT,
Carte Francesi
,
cartella 110.