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Tutta la giornata era scandita da orari prefissati che spettava alla Madre
far rispettare con rigidità inflessibile. A tale scopo, fin dagli anni Ottanta del
Seicento fu messo all’interno del Soccorso un orologio a polvere e fu dota-
ta la Madre di un campanello, il cui suono segnava l’avvio e la conclusione
di ogni attività. Il giorno iniziava molto presto, tra le cinque e le sette, a se-
conda dei mesi; era infatti anticipato in quelli estivi e posticipato in inverno.
In mezz’ora tutte dovevano essere pronte ad andare nella cappella per la
consueta mezz’ora di preghiera, a cui seguiva la messa. L’abbigliamento era
libero, ma le regole richiedevano che fosse modesto e senza vanità, e possia-
mo immaginare che il divieto di indossare abiti che lasciassero petto e spalle
scoperte, reso esplicito nelle regole delle Forzate, fosse perseguito anche nelle
altre due opere. Tuttavia, non si riuscì a rendere le internate immuni dalla
«
vanità nel vestire e negli abbigliamenti»; per ovviare al problema, nella se-
conda metà del Settecento il conte San Martino di Agliè propose di stabilire
l’uniformità, se non nei colori almeno nella qualità delle stoffe, e di proibire
l’uso di ornamenti «che servivano soltanto alla vanità ed a nutrire il fiorire
dell’ambizione»
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.
Si trattava infatti di atteggiamenti giudicati in contrasto
con l’umiltà che si richiedeva alle internate, e che era riconosciuta come il
requisito comportamentale più importante.
Assolto il dovere della preghiera si passava nel refettorio per la cola-
zione, a cui seguivano le attività di lavoro sino all’ora di pranzo, ovvero alle
undici nei mesi invernali e alle dieci in estate. A quel punto, tutte dovevano
sospendere e lavarsi le mani, per poi accedere nel refettorio e prendere posto
alle tavole nei luoghi assegnati dalla Madre. Avvenuto ciò, e fatta la debita
preghiera, colei che era di turno per aiutare in cucina nella preparazione dei
cibi procedeva a servire il pasto. Il menù si componeva di una minestra e una
pietanza «sì di mattina che di sera», un quartino di vino, pane «a petizione,
quanto al pranzo ed alla cena e discretamente misurato rispetto alla collazio-
ne e merenda». Solo nelle cene del Soccorso era previsto il caffè.Alle Forzate,
sappiamo che era privilegio della Madre e della governante poter avere una
pietanza in più e il formaggio. Il menù variava al sabato e nei giorni di digiuno,
quando si davano due pietanze al mattino e «una frugal colazione» alla sera.
Tutto il pasto doveva avvenire nel più rigoroso silenzio, ascoltando la compa-
gna a cui era affidata la lettura di un libro spirituale, che consisteva nella vita
di un santo o in qualche pia meditazione. Per stimolare l’apprendimento alla
lettura fra le donne delle Forzate, fu stabilito che colei che leggeva avrebbe
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ASSP, I,
CSP
,
Lasciti
, 91,
fasc. 81/9.