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figlie» all’ingresso e all’uscita, sulla loro provenienza geografica, sulle professioni
dei padri, sui tempi di permanenza nelle istituzioni, sulla modalità di assegnazione
dei posti gratuiti, semigratuiti e della dote, sulla presenza di ospiti a pagamento,
sui successivi percorsi di vita di molte delle assistite.
La caratterizzazione sociale delle istituzioni assume gradualmente una
precisa fisionomia, identificandosi per tutto il periodo con il ceto medio preva-
lentemente legato al mondo delle professioni e della pubblica amministrazione,
che accomuna famiglie d’origine, futuri sposi, benefattori, ufficiali sanpaolini. La
collocazione nelle Case del soccorso e nel deposito risulta spesso molto ambita
per le famiglie e per le stesse giovani già in epoca moderna: siamo lontani dalle in-
terpretazioni storiografiche dell’istituzionalizzazione femminile come fenomeno
esclusivamente punitivo o redentivo.
Di grande interesse è la ricostruzione della quotidianità nei vari periodi,
resa possibile dal confronto tra i regolamenti e la prassi effettiva riscontrabile in
altre fonti, compresa una raccolta di testimonianze. Orari ben precisi scandivano
le attività della giornata, la preghiera, i lavori femminili, le lezioni e lo studio, i
pasti, le uscite, le visite dei parenti, ma non mancavano le situazioni di tensione
all’interno e i tentativi di ampliare i contatti con il mondo esterno. La gestione
era affidata alla direttrice, in più di una circostanza considerata figura fin troppo
autonoma dagli amministratori sanpaolini, coadiuvata da altre figure femminili,
tra cui l’economa e le maestre. L’analisi del loro ruolo, unitamente a quello delle
benefattrici, fornisce nuovi elementi di conoscenza alla storia di genere. La pro-
fessionalità di queste figure si accresce in parallelo alla lenta trasformazione del
Soccorso e del Deposito da istituto assistenziale a istituto educativo, iniziata già
nel Settecento ma ufficializzata a metà Ottocento e sottolineata nella denomina-
zione di Educatorio duchessa Isabella assunta nel 1883.
Dopo la Rivoluzione Francese la società torinese cominciò ad attribuire una
nuova importanza all’istruzione femminile, considerata ora dalle famiglie come
una risorsa per la donna, utile anche per le possibilità di impiego, e dallo Stato
come un veicolo di coesione sociale. Nel contempo maturava una nuova conce-
zione della beneficenza, più orientata alla prevenzione e all’istruzione, e iniziava
l’alfabetizzazione popolare, con una forte presenza delle bambine sui banchi di
scuola e la conseguente esigenza di formare le maestre. Tutte le riforme statali
del sistema scolastico vennero recepite o addirittura anticipate dalle istituzioni
sanpaoline, attente a cogliere le nuove esigenze delle famiglie, a partire dal rego-
lamento sardo del 1822 fino alla riforma Gentile. A fine Ottocento l’Educatorio
comprendeva la scuola elementare, il corso complementare e il corso normale
(
poi magistrale), entrambi pareggiati, cui si aggiunse pochi anni dopo la scuo-
la commerciale. Il corso più caratterizzante era tuttavia quello complementare
superiore, finalizzato alla formazione della buona madre di famiglia. Proprio in
questo possiamo cogliere un forte elemento di continuità con il passato: sebbene
l’Educatorio offrisse indubbiamente anche una formazione professionalizzante,