1595
310
,
vestiti a nero infino a’ piedi, con la schiavina di cuoio
nero sopra gli omeri, nero bordon nelle mani e il rosario della
Vergine al collo, fatte unitamente grandi limosine da ciascun di
loro per le spese comuni e per il dono, tutti confessi e comuni-
cati uscirono dell’oratorio due a due, e in quell’ordine con
tacito e dimesso viso, pianamente recitando il rosario, s’inca-
minarono. Avean seco, oltre al suo padre spirituale, alquanti
confessori e predicatori della stessa religione, e un numero
grande di abitanti per lor privata devozione gli andò segui-
tando. Tutte le ore del giorno erano in vari esercizii ordinata-
mente partite: ora salmi, ora laudi, ora meditazioni, per le quali
si leggevano i punti ad alta voce; e la sera facean l’esame di
conscienza. Giunti alle città e borghi, s’incaminavano a vene-
rare il Santissimo nella chiesa maggiore, dove un predicatore
salito in pergamo facea qualche devoto e fervido ragionamento
per eccitare devozion della Vergine e contrizion delle colpe.
Nella refezion corporale si leggeva un libro spirituale e tutti
con silenzio religiosamente cibavansi. Al mattino, udita la
messa, riceveano la sacra communione; indi proseguivano il lor
camino. Giunti al borgo di Mondovì chiamato Breo, quivi
posarono la notte, digiunando molti in pane e acqua e pas-
sando molte ore del riposo in orazione e penitenza. Nel far del
dì s’incaminarono al santo luogo, alcuni a piè nudo; il che
vedendo
311
il marchese Giacomo Aurelio Pallavicino già sessa-
genario, gittò le scarpe e, sì come a modo de’ curiali usava le
244
215
220
225
230
235
310
29
agosto 1595.
311
Mem. pad. Magna., pag. 31.
Cfr. ch. 116.
238.
Giacomo Aurelio Pallavicino
:
marchese di Ceva, ricoprì, come altri membri
dell’importante famiglia di provenienza ligure, alte cariche nella corte sabauda.
Cavallerizzo della duchessa Caterina nel 1592, dal 1599 maggiordomo dei princi-
pi, accompagnò i figli di Carlo Emanuele I nel viaggio in Spagna da Filippo III;
divenne infine cameriere maggiore del cardinal Maurizio di Savoia. Attestato
nella Compagnia dal 1595 al 1598, anno in cui fu vicerettore.