della città e beneficio degli infermi, ciascuna settimana recano loro rega-
late vivande e servono con le lor mani, lasciando di pietà e di umiltà
grandi e illustri vestiggi
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.
E veramente niuna cosa era tanto edificativa quanto il veder
con nuovo spettacolo che un sesso tanto proclive all’alterezza
fosse maestro dell’umiltà, rimanendo incerto qual fossero più
riguardevoli, o’ poveri nobilmente serviti, o [le] nobili matrone
divenute serventi.
Ma un’altra opera, assai più giovevole delle antidette a
tutti i poveri, fu quella del Monte di pietà, fondato dalla istessa
Compagnia di San Paolo per far gratuite imprestanze a tutte le
persone di basso stato, le quali, per alcun tempo bisognevoli di
denaro, possono restituirlo in tempo migliore. Opera molto più
necessaria al publico che l’antidetta, però che il denaro che si
dona, estinguendosi col donare, giova ad un solo e una volta
sola, ma quel che s’impresta è sempre vivo; onde spandendosi
sempre e sempre ritornando alla fonte con perpetuo movi-
mento, più d’una volta giova all’istesso e più di mille volte a
tutti gli altri nelle cui mani va rigirando, nella guisa che i fiumi,
uscendo dal mare e al mar ritornando, perennemente fecon-
dano tutta la terra. E oltre a ciò ben sovente le grandi elemo-
sine, consumando le forze di chi dona, fomentano la inerzia di
chi riceve; ma quel che si dona per imprestare a credenza con
sicurezza ristora il dispendio del donatore col merito della
eterna mercede e soccorre al presente bisogno de’ poveri,
acuendo la loro industria con la necessità della resa. Quinci
nella vecchia Legge più strettamente comandò Iddio l’impre-
star che il donare, con quel precetto: – Se alcun de’ tuoi fratelli
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An. 1605. Ex Annuis literis Societ. Ies., pag. 133.
Annuae litterae Societatis Iesu
,
Douai, L. Kellamus, 1618.
152.
[
le]
:
integrazione del curatore. L’edizione del 1701 aveva operato una scelta
diversa, eliminando l’apostrofo di «o’ poveri vergognosi».