A tai richeste di moltiplicati intercessori benignamente condi-
scese il pontefice, veramente Pio, il quale ancora cardinale
avea conosciuta e favorita la Compagnia (come si dirà) in altre
urgenze. Approvò dunque il suo instituto e le concedè molte
grazie e indulgenze dell’istess’anno. E perché, tornando assai
meglio a’ confratelli della Compagnia di avere un oratorio
libero fuor di que’ chiostri, avean preso a pigione due anni
avanti una casa del prior dell’abadia di Rivalta, contigua alla
sua chiesetta parrochiale di San Benedetto, dove assegnarono
alcune stanze al lor padre spirituale con un compagno sacer-
dote e un laico, ottennero ancora il beneplacito pontificio di
poter officiare quella chiesa e continuar la locazione di quello
albergo. Quivi dunque con sì felici principii coraggiosamente si
accinsero i fervorosi compagni alla nobilissima e altissima
impresa, non astringendo il loro spirito ad una sola virtù, ma
estendendolo ad ogni genere di opere cristiane, per gloria di
Dio e beneficio della santa Chiesa e del prossimo, sì come ver-
remo per fuggir confusione a ragionar di ciascuna partita-
mente.
123
895
900
905
910
895.
come si dirà
:
all’inizio dell’«Opera seconda».
901.
San Benedetto
:
la chiesa si trovava nell’isolato di San Grisante, l’ultimo del
quartiere di Porta Nuova presso Porta Susina, all’angolo delle attuali vie Barba-
roux e San Dalmazzo. Cfr. C. R
OGGERO
B
ARDELLI
,
Momenti di storia urbana,
in
R. R
OCCIA
(
a cura di),
Archivio storico e dintorni,
Torino, Archivio Storico della
Città di Torino, 1999, p. 33; M. T. B
ONARDI
,
Dai catasti al tessuto urbano,
in R.
C
OMBA
-
R. R
OCCIA
(
a cura di),
Torino fra Medioevo e Rinascimento. Dai catasti
al paesaggio urbano e rurale,
Torino, Archivio Storico della Città di Torino, 1993,
pp. 88; 128-129.