Caravoglia e sta scritto di sotto Tres ibi scatent fonticuli dulcis
acquae qui tunc primum erupisse dicuntur, cum Pauli caput exci-
sum tribus se saltibus vi quedam spiritus Divinitus agitavit.
Baron. sub anno LXIX n
o
XIII
14
Il quadro poi che vedesi sovra la porta, ed orchestra che rap-
presenta S. Paolo in figura ritta con spada in mano, e libro sotto
il braccio è di fedele Zuccheri [
sic
!]
Quello poi che è nel vestibolo, o sia atrio che da l’acesso alla
Capella rappresentante S. Tecla affidata sotto la disciplina di d
o
Santo è pur di mano del detto Caravoglia e sotto al med
o
sta scrit-
to Thecla Virginum Protomartyr a D. P. edocta Triphoenae
domum exemplo et convictu sanctitas a suis facit
15
.
14
C. B
ARONIO
,
Annales Ecclesiastici
,
I, Leonardo Venturi, Lucca 1738, p. 634,
XIII: «Tres enim ibi scatent fonticuli dulcis acquae qui tunc primum erupisse
dicuntur, cum Pauli caput excisum tribus se saltibus vi quadam spiritus
Divinitus agitavit».
15
«
Thecla Virginum Protomartyr A’ D°. Paulo fidem edocta Triphoenae
domum exemplo et convictu sanctitatiss asylum facit». La scena ritratta nel
dipinto trae spunto dagli
Atti di Paolo e Tecla
,
scritti attorno al II secolo da un
presbitero dell’Asia Minore. L’ammissione della falsità delle notizie contenu-
te nello scritto da parte dello stesso presbitero e il conseguente rifiuto, espres-
so anche dal
Decretum Gelasianum
,
e riportato sia da Tertulliano sia da San
Gerolamo, non ne ha impedito però la diffusione. Nell’episodio si fa riferimen-
to ai passi [38-39] dei suddetti
Atti
,
in cui la santa dopo la conversione ad opera
di Paolo, andò con lui ad Antiochia. Qui per il rifiuto alle profferte di un siro,
di nome Alessandro, venne, da questi, fatta condannare alle fiere. Rimasta
indenne una prima volta, venne ospitata dalla regina Trifena che aveva da poco
persa la figlia Falconilla. Scampata miracolosamente al primo supplizio, Tecla
fu condannata una seconda volta, ma anche questa volta rimasta indenne venne
infine graziata dal Governatore. Trifena, informata della lieta notizia, le andò
incontro con una folla, abbracciò Tecla e disse: «Ora credo che i morti risorgo-
no! Ora credo che mia figlia vive! Entra da me e ti faccio erede di tutte le mie
sostanze. Tecla entrò dunque da lei, si ristorò in casa sua per otto giorni inse-
gnandole la parola di Dio. Lei credette e così la maggioranza delle sue ancelle
e grande fu la gioia di quella casa». Nella tela il pittore unisce in maniera sin-
tetica l’abbandono della famiglia d’origine, impersonata dalla madre, con l’ac-
coglienza che Tecla, discepola di Paolo, ottenne da Trifena.
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