In realtà, dietro a contenziosi apparentemente meschini,
si celavano altre reti di interessi e relazioni che andrebbero a
loro volta studiate: i Magnano, per non fare che un esempio,
erano in lite anche con gli eredi del defunto Gaspare
Berlingieri, consigliere di Stato, auditore camerale e signore
di Antignano, Celle e Vaglierano. Cogliere questi intrecci e
seguirli nel corso dei decenni significherebbe delineare ancor
meglio la ragnatela che teneva uniti (o disuniti) i rappresen-
tanti dei principali poteri urbani. Significherebbe altresì indi-
viduare dal punto di vista economico le modalità di gestione
di un patrimonio tale da divenire bancario e poter confronta-
re la realtà torinese con altre realtà sabaude e non solo
152
.
119
divenne mastro auditore della Camera dei conti, e Ottavio Magnano
risultavano comunque essere membri della Compagnia (C
ANTALUPPI
,
1999,
pp. 87, 90).
152
Mi riferisco in particolare alla possibilità di confrontare il caso della
Compagnia di San Paolo di Torino e, nello specifico, del suo Monte di
pietà con quelli di Ivrea, Pinerolo e Casale Monferrato, poi confluiti
nella Cassa di Risparmio di Torino a inizio Novecento. La documenta-
zione a essi relativa è stata recentemente riordinata e illustrata da
A
NSELMO
-
C
ALABRESE
-
R
OBOTTI
, 2002,
pp. 221-254. Trattandosi di casi
estremamente diversi l’uno dall’altro – Ivrea appartenne al nucleo
costitutivo del dominio sabaudo, Pinerolo fu presidio francese dal 1631
al 1696, Casale fu capitale del ducato di Monferrato fino al 1708 – uno
studio comparativistico potrebbe risultare stimolante e di notevole inte-
resse.