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prefazione
La storia ricostruita con accuratezza filologica e raccontata con grazia nar-
rativa in questo volume è di sicuro interesse, anche per i non torinesi. Il riper-
correre le vicende di un’istituzione pluricentenaria, quale è l’«Opera pia» nata
nell’orbita dell’antica Compagnia di San Paolo, e condotta all’insegna di varie
denominazioni (fra cui l’ottocentesco «Educatorio duchessa Isabella»), costitui-
sce un contributo di rilievo alla storia di Torino, e non solo. Viene presentato,
infatti, uno spaccato, dettagliato e contestualizzato, di temi di valenza sociale quali
la beneficienza organizzata, il controllo sociale, l’educazione, fino alle tematiche
propriamente di “genere”. Una storia che, sotto l’esperto coordinamento di Anna
Cantaluppi, è narrata per saggi ed immagini.
L’opera ha anche altri meriti. Essa fornisce, infatti, un decisivo strumento di
ricerca storica per affrontare in modo corretto la questione intorno alla origine,
e alla natura, delle fondazioni introdotte nel sistema giuridico ed economico ita-
liano con la Legge Ciampi del 1999, note dapprima come «fondazioni bancarie»
e poi (dopo l’intervento anche lessicale della Corte costituzionale del 2003) come
«
fondazioni di origine bancaria». Una denominazione, quest’ultima, certo tecnica-
mente corretta, perché assume a buon diritto che le banche pubbliche privatizza-
te siano state all’origine delle fondazioni, che “residuarono” dopo i conferimenti
delle imprese creditizie. Ma l’analisi delle evidenze storiche comprova, nei fatti,
l'esatto contrario. Un attento sguardo, infatti, ci conduce a una visione rovesciata,
secondo la quale, in concreto, sono stati gli enti creditizi privatizzati (le Casse di
risparmio, i Monti di pietà e infine gli Istituti di credito di diritto pubblico) ad ave-
re avuto le loro origini da quelle istituzioni locali – benefiche, assistenziali e cre-
ditizie a un tempo – che erano state attive, e la Compagnia da secoli, a vantaggio
delle comunità locali che le avevano generate. Dunque, per tradizione storica e
nei fatti, è stato un ritorno alle origini quello delle moderne fondazioni, alle quali
è stato “restituito” l’originario assetto privatistico e gli originari scopi di promo-
zione dello sviluppo economico e sociale dei territori di riferimento. Territori che
oggi finiscono nella sostanza per coincidere con quelli in cui, storicamente, quelle
istituzioni di assistenza e di beneficienza avevano da sempre operato.
La storia della Compagnia di San Paolo è paradigmatica di una simile tra-
iettoria. Sin dagli anni immediatamente successivi alla sua costituzione del 1563,
nella forma di una confraternita di carità e pietà religiosa, l’antica Compagnia
organizzò la sua operatività attraverso enti
ad hoc
, «
Opere» nel linguaggio del
tempo, quali l’Ufficio pio (assistenza agli indigenti), il Monte dei pegni gratuito (in
contrasto all’usura), la Casa del soccorso (destinata all’educazione e al sostegno
delle fanciulle), per citare quelle di più remota costituzione.