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AST, s.p.,
Monastero delle povere orfanelle di Torino
,
m. 23, fasc. 1, Saggio storico-analiti-
co; fasc. 6,
Regolamento dell’orfanotrofio femminile di Torino
,
Tipografia Bellardi e Appiotti,
Torino, 1892, pp. 9-22, cenni storici.
10
Cavallo, 1995, pp. 156-157.
11
Maritano, 2000.
12
Su questo argomento in particolare, si veda Ferrante, 1988.
13
Cavallo, 1995, pp. 107-108.
58
primo piano come fondatrice e benefattrice spettò ad Antonia di Montafia
contessa di Stroppiana, seconda moglie di Tommaso Langosco di Stroppiana,
gran cancelliere del duca Emanuele Filiberto
9
.
La vivace iniziativa femminile è in effetti una delle più evidenti ca-
ratteristiche che presentano queste prime istituzioni assistenziali femminili.
Analogamente al Monastero delle povere orfanelle, la fondazione di una casa
per penitenti denominata Santa Maria Maddalena, che avvenne nel 1634, fu
frutto dell’iniziativa e del supporto economico di un gruppo di donne legate
all’ambiente di corte, tra cui le stesse figlie del duca Vittorio Amedeo I. Furo-
no sempre le donne a ricoprire un ruolo di primo piano nel sostegno finanzia-
rio della Casa per penitenti di Santa Pelagia, fondata nel 1659 da un gruppo
di pie persone, e destinata anch’essa ad accogliere donne penitenti.Tra i sedici
legati che il ritiro ricevette tra il 1659 e il 1714 ben dodici furono fatti da don-
ne, e alcuni di essi furono così consistenti da consentire la creazione di una
farmacia e un’estensione della sede
10
.
Ma al Monastero delle orfanelle la partecipazione femminile andò oltre
l’iniziativa e il sostegno finanziario. Sin dalle origini il suo consiglio direttivo
fu caratterizzato da una netta prevalenza femminile dotata di diritto di voto,
quindi dotata di un concreto potere decisionale, che essa riuscì a mantenere
saldo nel tempo sino all’avvento del regime napoleonico
11
.
Si tratta di una si-
tuazione abbastanza unica. Va considerato infatti che, seppure la carità abbia
rappresentato l’unico ambito nel quale la società di Antico Regime ricono-
sceva alle donne un ruolo sociale visibile, il funzionamento degli organi di
gestione era generalmente organizzato in base a una divisione dei ruoli ma-
schili e femminili, che riconosceva ai primi l’esercizio del potere decisionale
e la gestione degli aspetti economici, e alle seconde le attività di controllo e
intermediazione tra l’autorità maschile e le assistite
12
.
Non meno rilevante è la provenienza sociale di queste donne. Si trat-
tava infatti di esponenti della nobiltà di corte, che proprio in questo periodo
si andava affermando come corpo sociale a sé stante. L’esercizio della carità
stava dunque diventando un terreno fertile di cui servirsi per la costruzione
della propria immagine
13
.