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spende per fanciulle di condizione civile, che forse non potrebbero altrimenti
procurarsi una educazione ed istruzione convenienti al loro grado»
189
.
Il direttore generale delle Opere pie di San Paolo nel 1907, il commen-
datore Federico Reyna, si dimostrò favorevole ad un adeguamento delle rette
nei confronti delle famiglie più ricche, ma sottolineò la necessità che tale in-
cremento non fosse eccessivo, adducendo due motivazioni:
in primo luogo perché ne conseguirebbe con tutta probabilità una diminuzione
nel numero delle alunne; in secondo luogo, perché verrebbe ad accrescersi anche
maggiormente quella disparità di condizione fra le alunne stesse, che ora ci crea i
gravi imbarazzi in cui versiamo.
Le allieve a pagamento avrebbero potuto, infatti, pretendere un trat-
tamento migliore in ragione dell’aumento delle tasse di iscrizione, creando
problemi nella gestione delle alunne che, come prevedeva il regolamento,
«
debbono essere trattate allo stesso modo, senza distinzione alcuna»
190
.
In realtà, una differenza di fondo era ineliminabile e nasceva proprio
dalle modalità di ammissione delle figlie: chi faceva richiesta di un posto
gratuito o semigratuito, infatti, doveva presentare un’opportuna documen-
tazione, che attestasse l’appartenenza di sangue ad uno dei benefattori cui si
dovevano le piazze in questione oppure certificare la propria condizione eco-
nomica deficitaria; al contrario, alle alunne che pagavano la retta intiera non
era richiesto nulla e l’ammissione avveniva «indipendentemente da qualsiasi
ricerca od inchiesta, sulle condizioni economiche delle rispettive famiglie»
191
.
Da un’indagine sui record relativi a studentesse per le quali è nota la
professione del padre, si rileva che nel periodo 1815-1879 avvocati, medici e
notai erano i lavori più comuni (grafico 11). Si trattava, in linea generale, di
impieghi di alto livello, che vanno nuovamente ad avvalorare l’ipotesi di una
rilevante posizione sociale delle fanciulle ospitate in istituto. La condizione
agiata di provenienza non comportava necessariamente che la famiglia si fa-
cesse carico delle spese di soggiorno
192
.
Si osserva, al contrario, che, su 140
figlie appartenenti alle tre categorie citate, solo 51 pagavano l’intera quota e
altrettante, invece, godevano di un posto totalmente gratuito. Mentre per le
prime si può ragionevolmente sostenere che non avessero problemi di natura
189
Ibidem
.
190
Ibidem
.
191
Ibidem
.
192
Su questo tema si veda il paragrafo precedente,
L’assegnazione dei posti nell’istituto
.