247
od in difetto a quelle che verranno in appresso nominate»
177
.
Tale nomina spet-
tava ai direttori dell’Opera e doveva riguardare le parenti del testatore fino al
decimo grado; in mancanza di queste, i direttori potevano scegliere giovani che
avessero «stimato essere più conformi all’Istituto dell’Opera»
178
.
La dote poteva altresì riguardare chi entrava in convento: anche se non
sono numerosi i casi menzionati, tuttavia le tavole di fondazione delle piazze
non escludevano questa possibilità, ma la ammettevano in alternativa alla
dote matrimoniale. Simile volontà era esplicita, ad esempio, nel testamento
del signor Domenico Borbonese che, destinando alla Compagnia la somma
di lire 15.000 con
l’obbligazione dimantenere perpetuamente due figlie nellaCasa detta del Soccorso
con provvederle degli alimenti, dell’imbianchisaggio, delle lingerie, della assisten-
za dei medici pei casi di infermità, come pure di far loro ogni altra somministranza,
precisava che ciò che fosse avanzato andasse a costituire «il sussidio dotale
di caduna di esse figlie in occasione che usciranno dal ritiro suddetto o per
collocamento in matrimonio o per altro spirituale stabilimento»
179
.
Da un ordinato del 1831 risultava l’erogazione della dote per un caso
singolare, ma non isolato: si tratta della dote Moja, riconosciuta ad un’allieva
del Soccorso in seguito alla «abiura agli errori della setta Calviniana»
180
.
In
linea con quanto già avveniva nel passato e in sintonia con i principi ispira-
tori, la Compagnia si faceva promotrice e sostenitrice dell’adesione alla fede
cattolica di coloro che per svariati motivi non vi erano stati educati o se ne
erano allontanati.
Ad un dovere morale faceva eco un impegno concreto, che poteva tra-
dursi in un contributo in denaro come nell’accoglienza delle giovani all’in-
terno delle Case del soccorso e del deposito, ovvero nell’offerta di una reale
possibilità di essere educate e sostenute nella crescita spirituale e materiale.
Accanto alla distribuzione delle doti a povere ragazze, fulcro dell’atti-
vità dell’Ufficio pio sin dalla sua fondazione, risalente alla fine Cinquecento,
si attesta come non fosse inconsueto che altri contributi di natura economi-
ca, dal carattere straordinario, fossero destinati alle figlie del Soccorso e del
Deposito. È il caso, ad esempio, del «pagamento delle vesti a povere figlie»,
177
ASSP, II,
EDI
,
Alunne
, 4689.
178
Ibidem
.
179
Ibidem
.
180
ASSP, I,
CSP
,
Ordinati-Verbali
, 19,
seduta del 4 settembre 1831.