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sabaudo, suddiviso in sei dipartimenti, era sottoposto all’autorità del generale
Jourdan. La prima novità introdotta nel campo dell’istruzione fu la soppres-
sione del Magistrato della Riforma, sostituito dal
Jury de l’Instruction Publi-
que
,
la cui funzione, tuttavia, cessò nel 1808 con l’erezione della Università
imperiale. Tale istituzione, negli ultimi anni della dominazione francese, di-
venne riferimento delle politiche scolastiche in Piemonte.
L’alfabetizzazione delle masse costituì oggetto di interesse del
Jury
,
i
cui atti promossero l’apertura di scuole, controllate dallo Stato, con lo scopo
di offrire un’alternativa alla formazione che nelle famiglie agiate veniva qua-
si esclusivamente delegata ai precettori. I contenuti dell’insegnamento, nelle
scuole destinate al popolo, rivestivano un carattere di «sapere pratico»: nei
programmi non figurava il latino, ma venivano impartiti elementi di lettura e
scrittura, aritmetica pratica, morale. Un ulteriore elemento di novità fu costi-
tuito dall’introduzione dell’insegnamento della lingua francese che, tuttavia,
non conobbe grande apprezzamento da parte della popolazione piemontese,
che in questo tentativo di francesizzazione temeva sempre più la perdita della
propria identità. Poiché alla scuola di base veniva riconosciuto un importan-
te compito, il Governo era chiamato a dotarsi di programmi uniformi di in-
segnamento, e ad individuare metodi didattici moderni che consentissero di
superare la negativa tendenza all’improvvisazione, che aveva fino ad allora
caratterizzato l’insegnamento primario. Tuttavia, il Piemonte rivoluzionario
non ebbe tempo a sufficienza per modificare in modo apprezzabile l’imposta-
zione dell’istruzione primaria.
Al carattere popolare dell’istruzione, inoltre, non corrispose mai la gra-
tuità dell’insegnamento: le difficoltà economiche che gravavano sulle ammi-
nistrazioni locali non consentirono di effettuare investimenti sull’istruzione.
Ciò determinò la decisione di addossare alle famiglie il costo dell’istruzione
e alle municipalità la responsabilità di trovare spazi idonei all’insegnamento.
Ma di fronte al valore dell’istruzione, non ancora riconosciuto come tale, le
famiglie dei ceti più poveri preferivano avere la sicurezza di un guadagno
minimo, ma immediato, garantito dal lavoro dei figli, piuttosto che confidare
in un beneficio futuro difficilmente quantificabile e non del tutto sicuro. Da
parte loro, le famiglie più abbienti preferivano l’insegnamento di un precet-
tore privato che avrebbe garantito una preparazione di indubbia qualità, mo-
dellata sulle esigenze del discente
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Morandini, 2003, pp. 3-14.