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In tempi brevi, la nuova Direzione, con a capo il senatore del Regno
Cordero di Montezemolo, incominciò i lavori
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e pose le basi per la nascita di
quell’imperoeconomico che oggi conosciamo sotto il nomedi IntesaSanPaolo.
Vennero nominate le Commissioni speciali per la gestione delle singole Ope-
re ed il personale delle strutture fu per la maggior parte riconfermato. Con la
legge del 13 febbraio 1853, si definirono i nuovi statuti organici delle Opere pie
di San Paolo, che ufficializzavano l’assetto presente con l’unica eccezione re-
lativa alla composizione del Consiglio, che doveva essere formato non solo da
rappresentanti del Comune, ma anche da membri del Ministero dell’Interno.
5.
La lenta trasformazione
Il clima politico e l’attenzione per le istituzioni caritative, dal punto di
vista più patrimoniale che di “servizio” al cittadino, portarono a conoscenza
dell’opinione pubblica una situazione caotica e confusa che la legge del ’62
non riuscì a recepire e a controllare. Il San Paolo fu soggetto, al contrario, ad
un rigido intervento governativo e alla sostanziale esautorazione della prece-
dente amministrazione, precorrendo in qualche modo i tempi, se si pensa che
la legge Rattazzi, promulgata ben 10 anni dopo il cambio di Direzione delle
Opere di San Paolo, sancì ancora la natura rigorosamente privata dell’assi-
stenza sociale ed il totale disinteresse da parte dello Stato.
L’ingerenza del potere centrale nell’amministrazione delle Opere pie
di San Paolo si configurò, pertanto, come un atto anticipatore di un nuovo
modello di intervento e di controllo sociale.
Numerose furono le critiche rivolte alla legge del ’62, accusata di non
aver valutato adeguatamente la portata del settore sul quale si andava ad
intervenire. «L’unificazione amministrativa» benché apparisse ormai «irrevo-
cabile se si voleva cementare e rendere effettiva l’unificazione politica» non
tenne in debito conto «la varietà delle tradizioni amministrative preunitarie
[…]
e gli effetti a lungo termine della sovrapposizione furono sottovalutati»
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.
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«
Il decreto reale ebbe immediata applicazione. L’intendente generale, Alessandro
Pernati di Momo, già il 17 gennaio 1852 convocò i membri eletti dal Consiglio comunale
nell’oratorio della Compagnia, ed insediò la nuova direzione. Il nuovo presidente, marchese
Massimo Cordero di Montezemolo, senatore del Regno, provvide affinché tutto il materiale
contabile attinente alle varie gestioni fosse subito passato alla sua amministrazione. Il Ret-
tore del San Paolo non frappose ulteriori ostacoli: i membri della Compagnia non compar-
vero più, e così la nuova direzione poté dare inizio alla sua attività» (Abrate, 1963, p. 164).
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Candeloro, 1968, pp. 170-175. Si veda anche Berselli, 1967, pp. 321-348. Francesco