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rendere a lei comuni le Regole stesse della Casa del Soccorso, mentre le antiche in segui-
to alla cangiata destinazione dell’Opera sono impraticabili». In seguito all’istituzione della
«
Casa detta delle Forzate», che accoglieva al proprio interno le «donne di mala vita», l’Ope-
ra del deposito, «riconosciuta difficile la riunione in una stessa convivenza delle ragazze
pericolanti, e di quelle che sono cadute», si configurò anch’essa come «Casa di educazione
di giovani ragazze che in parte sono ammesse gratuitamente ed in parte pagano la pensione,
anzi nel fine di procurar loro tutti quei mezzi che ad una buona educazione si convengono».
La Compagnia di San Paolo, pertanto, chiese all’autorità ecclesiastica che, con il suo bene-
stare, decretasse l’estensione delle regole della Casa del soccorso anche a quella del depo-
sito, riconoscendo in tal modo una situazione di fatto già esistente (ASSP, I,
CSP
,
Ordinati-
Verbali
, 19,
seduta del 26 maggio 1833).
14
ASSP, II,
EDI
,
Statuti
, 4507,
estratto del verbale del CdA del 23 novembre 1912.
15
Ibidem
.
ufficialmente al Soccorso.Le prime volontà dei fondatori, sulla base delle quali
videro la luce i due istituti, vennero pertanto modificate, seppur per validi sco-
pi.Tutto ciò non passò inosservato e comportò un intenso dibattito all’interno
della Congregazione sulla possibilità di modificare gli intenti originali. Se da
un lato, infatti, l’unificazione delle due Opere, approvata con decreto ministe-
riale il 20 febbraio del 1854, sancì il riconoscimento di una situazione di fatto,
dall’altro questo non bastò a placare «la coscienza» dell’istituzione, combattu-
ta tra il rispetto dei testamenti primitivi ed il nuovo indirizzo intrapreso tanto
che solo nel 1883 si arrivò all’unificazione definitiva delle due Case nell’Edu-
catorio duchessa Isabella. Il dissidio interno, tuttavia, lo si ritrova ancora acce-
so nel 1912, ben 29 anni dopo. In seguito ad una relazione sui conti consuntivi
dell’Istituto ad opera della Commissione dei revisori emersero due questioni:
una relativa al «costante e crescente disavanzo dell’Educatorio stesso a carico
del Monte» e l’altra, più interessante ai fini del nostro discorso, riguardan-
te il problema che «parecchi lasciti spettanti originariamente alla Casa del
soccorso od a quella del deposito non possono devolversi all’Educatorio per
ostarvi le tavole di fondazione»
14
.
Pertanto la Commissione faceva esplicita
richiesta al Consiglio delle Opere pie di San Paolo che si giungesse «all’inte-
grale risoluzione della lunga e dibattuta questione sul migliore ordinamento
e definitivo assetto del nostro Educatorio», precisando che venisse affrontato
con particolare attenzione il discorso sulle «tavole di fondazione dei lasci-
ti per le case del Soccorso e del Deposito – fuse ora nell’Educatorio –»
15
.
Come appare evidente, malgrado l’«iscopo di dare a giovani donzelle una
buona educazione morale, intellettuale e fisica» fosse stato ormai ufficializza-
to anche da un punto di vista normativo, in seno all’Istituto permanevano voci
dissonanti ed «intoppi» di carattere «morale» sulla legittimità di utilizzare
fondi destinati in origine ad altri fini. Il disaccordo tra i membri dell’Istituto