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Bernardi, 1898, p. 25.
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ASSP, II,
EDI
,
Statuti
, 4507,
relazione del 20 marzo 1880.
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Dalla relazione del direttore Ernesto Casana del 20 marzo 1880 risulta che, in seguito
alle numerose richieste da parte delle direttrici dell’Istituto del Buon Pastore di un sussidio
supplementare, l’Amministrazione delle Opere pie decise di non occupare più i posti resisi va-
canti presso il suddetto istituto, ma di sostituirli con inserimenti presso l’Istituto delle Cascine
(
Alfieri Carrù) e la Casa delle Protette di San Giuseppe.
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La Compagnia rivolse una supplica all’arcivescovo perché approvasse le modifiche av-
venute all’interno delle Case di educazione. La maggior parte delle regole che governavano
le due Case venne fissata prima della Rivoluzione Francese. Ad ogni cambiamento delle
stesse corrispondeva un previo «assenso verbale del Superiore Ecclesiastico». Il contenuto
della supplica riguardava la richiesta «di approvare quanto da lungo tempo si è introdotto
riguardo a questa Casa [Deposito], e le determinazioni come sovra prese ultimamente di
Opere in «istituti per l’educazione di oneste fanciulle di civile condizione»
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.
Occorre precisare, tuttavia, che la svolta non avvenne unicamente a causa
della scomparsa o della riduzione drastica delle condizioni di pericolo in cui
versavano le giovani meno fortunate, così come ipotizzava il Bernardi, ma
piuttosto per scelta ponderata e consapevole dei membri della Congregazio-
ne. Non si spiegherebbe, infatti, l’unico «vincolo morale» che l’arcivescovo
impose alla Compagnia: stanziare una somma a favore delle tre categorie di
donne in soccorso delle quali era stato realizzato l’istituto del Deposito. In
seguito a questa disposizione, con un ordinato del 26 aprile 1846, si stabilì che
sui redditi fissi della Casa del deposito fosse ogni anno prelevata una somma di L.
2500 –
da convertirsi nel procurare uno addatto ricovero a quel maggior numero
che sarà possibile: 1° di donne prostitute che dessero segni non equivoci di con-
versione; 2° di povere figlie le quali sebbene non esposte al pubblico, fossero però
cadute o potessero essere di nuovo inciampo all’onestà altrui; 3° di povere figlie
che si trovassero esposte a vero pericolo di cadere, o si dubitasse che già fossero
cadute
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.
Il denaro destinato al ricovero di fanciulle
extra moenia
garantiva il po-
sto a 14 «zitelle» presso l’Istituto del Buon Pastore, con una pensione
pro ca-
pite
di lire 200. Resasi insufficiente nel corso degli anni tale cifra, la Direzione
dell’Opera pia di San Paolo stanziò nel bilancio ordinario della beneficenza
la somma di lire 4000, che ancora al 1880 veniva corrisposta annualmente
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.
L’avvicinamento per finalità e per intenti tra la Casa del soccorso e l’isti-
tuto del Deposito avvenne non senza difficoltà. Nel 1833 vi fu la prima richie-
sta formale di unificazione delle regole delle due Opere
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,
nel 1846 si ottenne
l’approvazione ecclesiastica e nel 1853 – data che segna per la Compagnia il
passaggio all’amministrazione di nomina pubblica – il Deposito fu annesso