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vera e propria recisione dei legami famigliari. Piuttosto, dal momento che la
famiglia aveva un ruolo fondamentale nella scelta dello sposo, la sua effettiva
volontà di collocare in matrimonio la giovane era imprescindibile per l’usci-
ta. Tanto più che le sole doti concesse dalle opere spesso non consentivano
di poter contrarre matrimonio con uno sposo consono alla posizione sociale
delle internate, e di garantire quindi quella difesa dello
status
che costituiva
uno degli scopi essenziali delle opere. Accadeva perciò che anche quando
l’internamento a vita non era frutto di una scelta consapevole, l’uscita era
legata all’attesa di uno sposo e di una dote adeguata. Cosicché trascorrevano
gli anni. Talvolta, col tempo, le occasioni giungevano, altre volte no.