117
le circostanze, e soprattutto avrebbe potuto accordare più tempo alle figlie
pensionarie, se per qualche loro qualità personale fossero state riconosciute
d’utilità all’opera
185
.
Di fatto, non si stabiliva nulla per affrontare il problema
e lo si rimandava alla pura discrezione di chi avrebbe dovuto decidere su ogni
situazione concreta. Si tornava a ribadire la possibilità di tempi più lunghi per
le pensionarie e più brevi per coloro che erano a carico dell’opera, fenomeno
che era già in atto. In effetti, se analizziamo chi erano coloro che restarono
per più tempo ci rendiamo conto che si trattava di coloro che occuparono in
prevalenza piazze di fondazione privata
186
.
D’altronde, la preoccupazione che un
turnover
troppo rapido delle fi-
glie avrebbe arrecato «il pregiudicio di dover distribuire maggior numero di
doti, e così convertire in queste [vale a dire in doti] parte del fondo destinato
al mantenimento delle Figlie di detta Opera» indusse fin dal maggio 1779 a
stabilire che per avere diritto alla dote Crosa, le figlie dovevano «restare nella
piazza loro accordata sino all’età di anni 30, salvoché loro si presenti prima
l’occasione di condecente matrimonio, od abbiano in contrario qualche legit-
tima causa da approvarsi dalla Compagnia»
187
.
Nemmeno il periodo napoleonico rappresentò un momento di rottura
per ciò che riguarda questo aspetto, e anche la fase immediatamente successi-
va alla caduta del regime non mostra segni di un cambiamento immediato
188
.
Dal fenomeno delle lunghe permanenze non fu interamente esente
neppure l’Opera delle forzate. Il problema fu avvertito sin dal 1754, quando si
iniziò a sottolineare la necessità di cercare una sistemazione per alcune don-
ne
189
.
Ma persistette anche in seguito. Lo dimostra un elenco del 1762 in cui
due donne risultano accolte da dieci anni. Tuttavia, la presenza di altre sette
185
ASSP, I,
CSP
,
Repertori dei lasciti
, 163,
s.v.
«
Soccorso».
186
La damigellaAnna Maria Pettigiani restò per diciassette anni in una piazza Crosa, fino al
ricevimento della dote nel 1770; Margherita Carrera fu internata dal 1757 al 1778, anno in cui
ricevette la dote Crosa; Caterina Maddalena Bertolotta restò in una piazza Crosa dal 1758 al
1782.
Anche Marianna Cantù, come già evidenziato, entrò come pensionaria nel 1761, passò
in una piazza Crosa nel ’66 e Gabuti nel ’67, dove restò fino alla morte, avvenuta nel 1779;
Teresa Maria Destefanis fu accolta per quattrordici anni in una piazza Cavour (ASSP, I,
CSP
,
Repertori dei lasciti
, 163,
s.v.
«
Soccorso»;
Repertori degli ordinati
, 27;
Socc., Ordinati
, 251).
187
ASSP, I,
Socc.
,
Ordinati
, 251,
ordinato del 30 maggio 1779, cc. 34-42.
188
Rosa Felicita Mariana Gabriela Buzano che fu ammessa nel 1793, uscì solo nel 1811,
dopo 18 anni, mentre per Vittoria Demodè fu stabilito, fin dal momento della sua ammissio-
ne in una piazza Bernocco, nel 1811, che sarebbe uscita nel 1819; analogamente, per Angela
Gallo, entrata nel 1813, fu stabilito come anno di uscita il 1818, prevedendo quindi una per-
manenza di cinque anni; mentre Elisabetta Vay fu ammessa nel 1816 stabilendo che sarebbe
uscita nel 1823, dopo sette anni (ASSP, I, 167, Libro indicante i posti ... 1788).
189
ASSP, I,
Dep.-Forz.
,
Ordinati
, 252,
ordinato del 6 marzo 1754.