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A quel punto è probabile che le Forzate abbiano accolto anche quelle «donne
da loro mariti abbandonate, o in qualunque modo malmaritate», e quelle pen-
sionarie definite come signore, dunque sposate, che risultavano presenti nel
Deposito nella prima metà del secolo, in commistione con le fanciulle più gio-
vani. Infatti, non compaiono più casi analoghi nella seconda metà del secolo.
Dagli anni Ottanta dunque, anche alle Forzate gli aspetti costrittivi
dell’internamento sembrano venir meno. Come abbiamo già visto nel capi-
tolo precedente d’altronde, gli amministratori, consapevoli delle difficoltà a
cui andavano incontro, mostrarono fin dagli inizi una certa preoccupazione
nel dover realizzare la reclusione forzata di donne che non erano spontanea-
mente disposte ad accettarla. Sin dai regolamenti del 1688, i regolamenti del
Deposito stabilivano che
se alcuna delle ricoverate dimanderà di partire dalla Casa del deposito, contro il
parere, e beneplacito de’ direttori, se le dovranno fare le convenienti caritatevoli
instanze per ritenerla: e quando tuttavia persista in voler ad ogni modo partirne,
non dovrà essere trattenuta per forza.
Si metteva in evidenza che era una priorità assoluta evitare ogni situa-
zione che avrebbe potuto «dar luogo ad alcuna perturbazione domestica», e
tale era considerato il trattenimento di donne contro la loro volontà
176
.
176
ASSP, I,
CSP
,
Repertori dei lasciti
, 161,
s.v.
«
Deposito»,
Regole degli amministratori della
Casa del deposito di San Paolo
,
Torino, Sinibaldo, 1688.