3.
C
OMPAGNIA DI
S
AN
P
AOLO E CARRIERE ECCLESIASTICHE TRA
CORTE E DIOCESI
Per comprendere il rapporto fra Compagnia e corte ritengo
utile spostare l’attenzione dai confratelli/decurioni ad un altro
gruppo di confratelli dei quali sinora ho taciuto: gli ecclesiastici.
In realtà, la presenza di esponenti del primo stato nelle fila
della Compagnia non era numericamente ingente. Dei 168 mem-
bri della Compagnia entrati in essa fra 1730 e 1757 erano solo 24
a provenire dalle fila del clero: il 15% circa. Se spostiamo, poi,
l’analisi ai 128 membri del Consiglio del San Paolo negli anni
1730-1773
il numero degli ecclesiastici è di 13, pari al 10%
circa. La presenza del primo stato nelle fila della Compagnia
appare, quindi, nel complesso minoritaria, attestandosi, parreb-
be, a poco meno d’un quinto. Eppure, se si considerano le carrie-
re degli uomini di chiesa che divennero confratelli del San Paolo
è difficile sfuggire alla sensazione che la scelta di far parte della
Compagnia rientrasse a pieno titolo in una precisa strategia, che
aveva nella corte uno dei principali terreni. Dei 24 ecclesiastici
entrati in Compagnia fra il 1730 e il 1757, infatti, 6 divennero
vescovi fra il 1741 e il 1757 e 8 furono chiamati a corte come
regi elemosinieri (cfr. tab. 6).
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