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all’incirca gli stessi che avevano in rapporto alle scuole private. Va aggiunto
che spesso offrivano un’educazione più completa e al passo con i tempi, fatta
non solo di precetti religiosi, ma anche di saperi teorici e pratici, come i lavori
donneschi, le lingue, il ballo e la ginnastica. Non per questo, le scuole annesse
ai conventi persero di attrazione: la
Guida di Torino
segnala, infatti, come at-
tivo l’Educatorio delle suore di San Giuseppe ancora nel 1955, mentre quello
della Visitazione compare sull’annuario cittadino fino al 1925
21
.
Sin dagli anni immediatamente successivi al Congresso di Vienna, la
pubblica beneficenza moltiplicò le offerte educative anche per le ragazze che
non appartenevano alle
élites
.
Per la verità, a Torino non erano mai mancate
le istituzioni che si occupavano delle «ultime»: la Regia opera della mendi-
cità istruita, già da prima della Rivoluzione, aveva ampliato gli insegnamenti
impartiti ai suoi allievi giovani e meno giovani di entrambi i sessi, passando
dal catechismo all’istruzione di base e distribuendo gratuitamente libri, car-
ta e penne. Anche il monastero delle Orfanelle garantiva alle bambine che
accoglieva e che riuscivano a superare i primi, difficilissimi, anni di vita, una
prima alfabetizzazione, volta perlopiù a farne suore in grado di prestare la
propria opera all’interno dell’orfanotrofio
22
.
Analoga evoluzione aveva cono-
sciuto l’istituto delle Rosine, fondato a Torino nel 1755 da Rosa Govone per
dare ricovero e fornire opportunità di lavoro a giovani donne. A differenza
della Mendicità istruita e delle Orfanelle, dopo la Restaurazione le Rosine
aprirono non solo una scuola serale riservata alle ospiti, ma anche una scuola
diurna a pagamento. Alla Restaurazione, poi, l’intensa attività di riconquista
della società al cattolicesimo portò alla nascita di numerose altre istituzioni
per i poveri, dalle già citate scuole e dagli enti caritatevoli dei Barolo e dei
D’Azeglio (affidate a diverse congregazioni religiose femminili) alla Piccola
casa della divina provvidenza del canonico Giuseppe Cottolengo. Al loro in-
terno, prestazioni squisitamente assistenziali erano affiancate da attività edu-
cative, intese sia come mezzi di prevenzione sia soprattutto come strumenti
per potersi mantenere e affrontare con maggiori risorse le difficoltà a cui la
sorte le avrebbe certamente esposte.
Inoltre, aumentando la domanda d’istruzione, dagli anni Trenta dell’Ot-
tocento le opzioni messe a disposizione delle famiglie torinesi dalla benefi-
cenza privata non solo si moltiplicarono, ma si distinsero anche sempre più
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La
Guida di Torino commerciale ed amministrativa
,
edita da Paravia, mutò più volte il
titolo, seppur di poco, oltre che l’impostazione, nel corso della sua secolare esistenza. Per
comodità, di seguito la citeremo come
Guida di Torino
,
seguita dall’anno di riferimento.
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Stara, 2002.