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5.
Interno ed esterno
Uno degli aspetti in cui l’esperienza dell’internamento si discosta mag-
giormente dai regolamenti è costituito dalle relazioni col mondo esterno. Da
essi apprendiamo che la porta che conduceva all’esterno avrebbe dovuto es-
sere sempre chiusa e senza le chiavi dentro; che l’accesso agli uomini era vie-
tato, salvo per gravi cause; gli incontri nel parlatorio del Soccorso e del Depo-
sito potevano aver luogo solo dietro permesso della Madre, ed era più facile
ottenerlo quando l’incontro avveniva con la madre o i fratelli, mentre per i
padri doveva essere conosciuta la loro probità e per le sorelle si manifestava
una certa diffidenza. Neanche a parlarne di incontrare parenti di grado più
remoto, salvo licenza del rettore, del vicerettore o dei protettori. La Madre
poi, tanto al Soccorso che al Deposito e alle Forzate, era tenuta a presenzia-
re all’incontro, assicurandosi che non fosse troppo lungo. Certo non doveva
essere difficile stare in tempi brevi visto che i discorsi non dovevano essere
superflui, né giocosi, che non era permesso fare scherzi e che non dovevano
essere pronunciate parole ripugnanti alla gravità e alla modestia.Al Deposito
e alle Forzate era proibito parlare, scrivere e mandare a dire qualsiasi cosa a
una persona esterna, così come era proibito ricevere e leggere lettere. Nella
perquisizione che precedeva l’ingresso alle Forzate fra gli oggetti da tratte-
nere erano indicati carta, calamaio e penne da scrivere. La situazione che
viene prospettata è chiaramente di isolamento e rottura di ogni contatto non
solo con la realtà esterna ma anche con la sfera affettiva famigliare. Tuttavia,
se integriamo quanto prescritto dai regolamenti con le informazioni che ci
sono trasmesse dal resto della documentazione, l’immagine di isolamento la-
scia spazio a quella di un centro da cui partono e giungono flussi di relazioni
intensi e vivaci. I contatti col mondo esterno non erano solo rappresentati
dalle commissioni del portiere delle Forzate, né da quelle svolte dalla «don-
na di buoni costumi» assunta per far le spese al Soccorso, e nemmeno dagli
approvvigionamenti giornalieri a cui, ancora a metà Settecento, era prepo-
sta la governante del Deposito. Scopriamo che alle Convertite accadeva che
vi fossero delle figlie che uscivano accompagnate dalla governante, anche di
notte, perché avevano urgente bisogno del medico o dello speziale, mentre
qualche altra usciva per raggiungere il fornaio, e che il compito talvolta era
considerato così impellente da avvenire quando era ancora buio
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.
Non solo,
dal divieto presente in un ordinato del Soccorso del 1733 apprendiamo che
281
ASSP, I,
Dep.-Forz.
,
Ordinati
, 252,
ordinati del 13 aprile 1752 e del 24 settembre 1756.